Quinto potere – Atto terzo

Guardo saltuariamente la televisione, quel tanto che basta per conoscerla senza compromettermi. Frequento il mondo dell’(ex) tubo catodico anche di riflesso, leggendone qua e là, soprattutto in rete. Ho comunque elementi sufficienti per divertirmi a salire sul pulpito e lanciare i miei strali contro alcuni utilizzi del più straordinario e potente mezzo di comunicazione del ventesimo secolo (ora c’è un concorrente altrettanto stupefacente, che state sfruttando per leggere il post…).

NB: una annotazione a favore di chi in Italia considera l’agone politico come un campionato di calcio e si affanna a tifare lasciando il cervello spento: questo post non tratta temi politici ma è incentrato sulla comunicazione, e tanto per la cronaca è stato scritto ben prima delle recenti elezioni. Eventuali commenti da stadio saranno inesorabilmente cassati. E con grande gusto.

Terzo Strale – Il teatrino della politica

Con una cinquantina d’anni di ritardo rispetto ai loro colleghi americani, i nostri politicanti hanno capito le formidabili potenzialità dei media e stanno maldestramente cercando di sfruttarle. Quindi via libera ai politici in TV, a tutte le ore, in tutte le salse, indipendentemente dal contesto o dal tipo di trasmissione. Che si tratti di un dibattito, di cabaret, di un torneo di rubamazzetto, l’importante è esserci, apparire e fare rumore, seguendo alcune regole ormai consolidate. Tipo guardare dritto in camera per “bucare lo schermo” come tanti patetici JFK de noaltri, sorridere sempre e dire tante belle frasi fatte, vuote ma ben costruite.

Tutti arrivano con intere faretre di frecciate salaci ed ironiche da scagliare contro gli avversari: dice che fanno tanto figo e in TV funzionano alla grande, hai da vedè come si ingrifano i telespettatori. D’obbligo un ricco catalogo di frasi ad effetto, quelle da titolone o da RVM: sono palesemente slogan inutili ma al giochino abboccano tutti i media, rilanciando la cosa all’infinito. Gli elettori-tifosi col cervello all’ammasso fanno il resto infettando al volo tutti i social network.

Altra specialità dei nostri campioni è quella urlare sopra l’avversario di turno, in modo da creare un pollaio starnazzante impossibile da decifrare. Succede quasi sempre. E, spiace dirlo, la situazione si aggrava con l’aumentare delle c.d. “quote rosa”.

Ormai irrinunciabile poi il ricorso al classico “io non l’ho interrotta, quindi lei non mi interrompa “, che genera una specie di reazione a catena ben nota a tutti per averla vissuta da piccoli, durante le discussioni all’asilo nido, e permette di mandare in vacca qualsiasi dibattito.

C’è infine la tecnica della miccia e della successiva provocazione malandrina.

Si spara una cazzata qualsiasi, meglio se falsa e tendenziosa, e appena gli antagonisti si accendono e partono con la contestazione, si assume un provocatorio atteggiamento da vecchio volpone e si pronuncia a favore di telecamera la seguente formuletta: “capisco che ti infastidisca quando si toccano certi argomenti…“.

Il tutto va fatto con sorriso consapevole e ironico, in modo che gli spettatori-elettori si sentano anche loro furbi, informati e consapevoli. Non occorre ovviamente andare oltre e motivare le proprie affermazioni: l’antagonista darà in escendescenze, inizierà il pollaio e la discussione finirà gloriosamente in vacca. Olè.

Il pubblico in studio, con gli applausini o i fischi a comando esplicito o a comando ideologico, finisce di svilire il tutto, riducendo i dibattiti politici a simpatici spettacolini da sagra rionale.

Ma non vi avventurate a far presente con troppa lucidità che il solo risultato di queste ricette è di figurare come attori di un circo itinerante: scatta immediatamente la controaccusa di fare populismo o facile demagogia, che vale a seppellire qualsiasi vostra osservazione critica.

Si tratta, tirando le somme, di un contesto di basso livello e di mezzucci dialettici da terza elementare. Utilizzandoli ci si renderebbe ridicoli di fronte a molte platee, ma tant’è: in televisione funzionano benissimo e evidentemente i nostri politici e conduttori non sono capaci di andare oltre. E poi sembra che comunque alla fine la tattica paghi.

Fino al giorno in cui arriverà qualcuno che cambierà il canovaccio della comunicazione e lascerà tutti con un palmo di naso.

E magari con un pugno di voti.

NB 1: per leggere il capitolo successivo (Quinto Potere – Atto quarto), cliccare QUI

NB 2: per leggere il capitolo precedente (Quinto Potere – Atto secondo), cliccare QUI

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