Latin Lover (vitelloni all’estero)

Ho visitato una importante fiera europea.

Tra una stretta di mano e una discussione sui prodotti esposti, mi sono anche rifatto gli occhi godendomi lo spettacolo delle hostess, chiamate come sempre ad attirare l’attenzione degli ometti, tradizionalmente sensibili a sollecitazioni basiche di questo tipo. Essendo ragazze-immagine erano prevedibilmente belle, attraenti e (poco) vestite in modo provocante. Essendo poi in Germania, erano prevedibilmente alte, con l’occhio azzurro e i lineamenti decisi.

Una in particolare mi aveva colpito: un metro e ottanta di valchiria, bionda, con minigonna in latex, gambe chilometriche e scarpe particolarmente aggressive. Praticamente una sosia di Claudia Schiffer, più giovane e più cattiva. Algida, sicura di sé e della propria bellezza, della naturale autorità con cui imprigionava gli sguardi dei tanti maschietti che la fissavano sognanti: con un frustino in mano sarebbe stata perfetta… Ovviamente non potevo lasciarmi sfuggire una simile occasione e ho deciso di farne la mia preda.

La caccia era aperta.

Il primo giorno mi sono avvicinato e ho sfoggiato uno sguardo maschio e volitivo. Sono rimasto a fissarla per un po’, con un sorriso tra l’ironico e il complice, senza proferire parola. Ovviamente ha funzionato: mi ha notato e si è girata spesso nella mia direzione borbottando qualcosa con le colleghe. Probabile che si sentisse in soggezione… D’improvviso infatti ha rotto gli indugi, evidentemente non riusciva più a resistere: si è avvicinata, mi ha guardato in cagnesco e ha sputato a terra nella mia direzione.

Ottimo.

La reazione, apparentemente ostile, celava in realtà il cataclisma ormonale che le stavo provocando. Un palese, disperato tentativo di difendersi dal mio fascino latino e dal mio irresistibile sex-appeal. D’altronde è risaputo: una preda con le spalle al muro e senza vie di fuga reagisce in modo sguaiato e imprevedibile…

Il secondo giorno mi sono fermato a guardarla per pochi secondi e le ho sorriso. Ha ridacchiato con le colleghe, che forse la stavano prendendo maliziosamente in giro, e poi ha cominciato ad avvicinarsi. Muoveva le guance e la bocca in modo curioso, come se stesse accumulando saliva: forse un tic nervoso legato all’emozione di vedermi… Quando è arrivata a pochi passi da me ho sfoggiato un sorrisetto di sfida e me ne sono andato, lasciandola lì con le pive nel sacco.

Mossa astuta da vecchio tombeur de femmes: avrà passato il resto della giornata nella spasmodica attesa di rivedermi, cercandomi dappertutto con lo sguardo, sperando invano di intravedere tra le centinaia di visitatori anonimi lo sguardo fascinoso di quell’italiano che ormai le era entrato nel sangue… Lo so, può sembrare cinico adottare certe strategie, ma per raggiungere gli obiettivi e non lasciare le cose al caso bisogna essere tenaci, scaltri, pazienti e spietati. Come si dice …  a l’amour comme a la guerre!

L’ultimo giorno, poco prima della mia partenza, mi sono avvicinato a lei senza farmi notare: l’effetto sorpresa, in guerra, gioca sempre un ruolo fondamentale…

Ho proferito un “Hey, honey” molto maschio e quando si è girata sul suo volto ho visto dipinto lo stupore. Non ho detto nulla, le ho allungato il mio biglietto da visita e le ho detto “Call me, I’ll wait for you”… Poi le ho fatto l’occhiolino e me ne sono andato senza voltarmi e senza darle il tempo di replicare, per aumentare l’effetto del mio coupe de theatre…

Mentre mi allontanavo ho sentito che diceva qualcosa tipo “rauss, nanerottolen sfigaten…” e sputava ancora una volta. Non conosco il tedesco e quindi non ho capito il significato esatto di quelle parole, ma non ha importanza: si trattava sicuramente di qualche frase tra lo sdolcinato e l’aggressivo tipica delle donne che sono abituate a predare e vengono predate.

E’ più orgogliosa di quanto pensassi, perché sono tornato in Italia da qualche giorno e ancora non si è piegata a telefonare… ma è solo una questione di tempo.

Io aspetto…

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