La ristrutturazione – Parte 2

Angolo del Ceo - Una "rinfrescatina" agli interni...

Attenzione!

In questi post si tratterà di ristrutturazioni, di elementi di arredo “materici”, di mobili color “tortora”, di cartongessi che “sdrammatizzano”, di vuoti che riempiono e pareti attrezzate, di lampadari e strisce a led, di fuochi e di piastre a induzione, di corpi illuminanti, di bagni in stile scandinavo e di cabine armadio.

Non so se mi spiego.

I non addetti ai lavori, soprattutto di sesso maschile, sono pregati di terminare qui la lettura. Proseguire potrebbe essere pericoloso e farvi desistere dalla fantastica avventura della ristrutturazione o, peggio, farvi venire voglia di iniziarne una. Per le donne, invece, qualsiasi raccomandazione sarebbe inutile: sono geneticamente predisposte, non c’è altra spiegazione.

Ma veniamo a noi…

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Tanto sono precipitate le cose, che ad un certo punto, più o meno consapevolmente, mi sono lanciato senza paracadute nel mondo delle ristrutturazioni e dell’arredo.

E’ stata una esperienza traumatica ma molto formativa.

Per allertare altruisticamente l’intera popolazione, in particolare la porzione maschile ignara della pericolosità di questo sport estremo, mi permetto di riportare alcune storie di vita vissuta.

Si tratta della fredda cronaca di accadimenti reali, scevra da ogni iperbole e per nulla romanzata, nello stile rigoroso e austero che permea tutte le pubblicazioni di questo blog…

Le offertone imperdibili

Alle promozioni di mobilifici, arredatori e venditori di complementi d’arredo in generale, andrebbe dedicato un intero post. All’inizio non dico che ci caschi, ma quando leggi “TUTTO AL 50%” a caratteri cubitali speri quanto meno di risparmiare qualcosa.

Allora vai su internet e scopri che oltre al 50% c’è un ulteriore ventordici per cento di sconto, con consegna e trasporto gratuiti, cena di pesce offerta e possibilità di limonare con la commessa più carina. Ovviamente l’offerta scade, per una fortuita combinazione, sempre il giorno dopo.

Magari sarò stato sfortunato io, ma anche arrivando in tempo, alla fine si scopre che le cose stanno spesso in maniera un po’ diversa.

L’offerta per arredare un intero condominio con tremila euro, in negozio si trasforma sempre, magicamente, in un preventivo da 5 milioni di ghinee d’oro per il solo divano.

Allora chiedi spiegazioni, un po’ sorpreso.

“Eh ma gentilissimo, la promozione è valida solo per le case con pianta triangolare, il tetto in felci preistoriche e i pavimenti in moquette di pelo di unicorno ossigenato; lei mi arriva con le stanze quadrate e il parquet, capirà… la personalizzazione costa…”

“E il trasporto gratuito?” – Insisti, un po’ deluso ma ancora speranzoso.

 “Ahh sì sì quello rimane, purché lei spenda più di due milioni in bitcoin per gli accessori, la casa sia ubicata in un raggio di 30 metri dal negozio e lei trovi dei facchini in grado di tradurre il cuneiforme ad impronta “

“Vabbè. Posso almeno limonare con una delle vostre commesse?”

“Non saprei, è a discrezione loro. Vediamo chi può seguirla… Alice no, Cristina è occupata… Oh ecco, si è liberato Giovannone, uno dei più esperti. Glielo mando subito…”

Molto bene.

Angolo del Ceo – “Le offertone”

 

Gli Arredatori

Sono una categoria di lavoratori affascinante e assai particolare. Bravissimi, sempre aggiornati, con un senso estetico molto sviluppato e grande capacità progettuale, ma sono piuttosto sensibili.

Bisogna saperli trattare.

Open space

E’ una parola magica, li manda in visibilio.

Il mio vano cucina era separato dal salone e la cosa, inizialmente, mi preoccupava tanto quanto l’effetto serra su Plutone. D’altronde schiere di attuali quarantenni sono riuscite a crescere senza traumi in vecchi appartamenti con la cucina separata.

Non gli arredatori, evidentemente.

L’idea della cucina separata sembra che li turbi parecchio. Ho assistito a crisi di nervi, rush cutanei e pianti irrefrenabili. Di fronte a simili reazioni mi sono un po’ intimorito e ho cominciato a cedere all’idea di demolire quei tre metri di parete che facevano il loro sporco lavoro da tanti anni.

E via con moduli, dichiarazioni, architetti, ingegneri, putrelle, amministratori condominiali, commercialisti  e impiegati del catasto. Senza contare i pavimenti da rifare (“meglio così, approfittane: se rinnovi i pavimenti la casa cambia volto…”).

Come tentativo di compromesso ho proposto di abbattere solo la parte superiore della parete e lasciare un muretto alto circa un metro, da sfruttare eventualmente per appoggiarci dietro un piano di lavoro.

Lì per lì mi pareva un’idea niente male, tanto da proporla con la baldanza di un addetto ai lavori, quasi da collega a collega.

L’arredatore che ha reagito meglio, però, ha cominciato a vomitare verde e ad esprimersi con la voce dell’anticristo, sibilando in aramaico antico: “Non siamo mica negli anni ’80…”

Non avendo un esorcista a portata di mano, ho subito abbandonato l’idea, pentendomi del pensiero impuro.

Angolo del Ceo – “Open Space obbligatorio”

 

Piastrelle e lampadari in cucina

Non vi dico quando hanno visto le piastrelle 10×10 che da sempre proteggevano i muri della cucina: “Per carità, fanno tanto anni ’90, vanno subito rimosse”.

Ho risposto d’istinto, incautamente: “non è che “fanno”, sono degli anni ’90, e se stanno lì da trent’anni possono anche rimanerci.”

Niente da fare. L’arredatore si è barricato dentro una cabina armadio minacciando di abbassarsi i risvoltini dei pantaloni se non avessi tolto le piastrelle.

Ho dovuto cedere.

Ah, mi stavo dimenticando: se per caso invitate a cena un architetto di interni, ricordatevi di smontare immediatamente il lampadario in cucina. Se non vedono un controsoffitto coi faretti sopra l’immancabile “penisola”, cominciano ad ululare alla luna piena e a flagellarsi col gatto a nove code, annunciando l’apocalisse.

L’armadio in camera da letto

“Carissimo, ma perché invece del classico armadio, concetto un po’ antico se vogliamo, non optiamo per una cabina armadio, assai più cool?”

Dico: “Semplice, gentilissima signora arredatrice: perché non ho la stanza da adibire a cabina armadio.”

Ride di gusto. Poi, magnanima, mi spiega.

“Ma non c’è problema: la creiamo qui nella camera grande, installando una megastruttura in titanio impoverito e sei ante in cristalli di Saturno con la TV incorporata. Ti rimane giusto lo spazio per dormire in piedi appoggiato al muro e, con soli trentordicimila euro, ti ritrovi una soluzione very very cool”

L’ho mandata a fare in cool, e siamo tornati a discutere dell’armadio.

Angolo del Ceo – La cabina armadio “Very Cool”

Rassegnata all’idea di un semplice armadio, dice: “Hai preferenze riguardo alle ante? Le vuoi scorrevoli, a battente, a scomparsa, specchiate…”

“Sono un maschio semplice – azzardo – basta che si aprano.”

Mi prospetta uno scenografico armadio a sei ante, di cui due in vetro trasparente. Nello showroom del negozio lasciavano intravedere una camicia bianca perfettamente stirata, tre cravatte minimaliste in tinta unita e sei cinture di pelle elegantissime, arrotolate con una precisione che nemmeno calcolando la sezione aurea.

Tutto molto bello.

Ho fatto presente che l’essere ordinato non è mai stato tra le mie caratteristiche più peculiari: quando rientro a casa tendo a lanciare i vestiti dove capita, con spettacolari tiri ad effetto e a palombella. Era ancora scettica, pensava romanzassi, allora un giorno, in sua presenza, ho aperto a sorpresa l’armadio della mia camera.

Una mossa forte, mi rendo conto.

Ha intravisto le porte dell’abisso ed è stramazzata immediatamente al suolo, senza proferir parola.

Una volta rinvenuta grazie ai sali, si è rassegnata a farmi scegliere un armadio normale. Con le ante in legno, che si aprono e si chiudono.

Il colore l’ho fatto scegliere a lei, per darle almeno questa soddisfazione e scusarmi per il trauma.

Soluzioni che sdrammatizzano

Ho anche rischiato di essere trascinato in situazioni pericolose: un serio professionista, davanti ad un tavolo  in vetro, mi ha spiegato che era l’ideale per “sdrammatizzare” la mia zona living. Per fortuna ha avuto la sensibilità di avvisarmi, perché io me ne stavo lì tranquillo per i cazzi miei e non avevo percepito alcun dramma. Sarò sbadato, per carità, ma non sapevo che nel mio salotto i rapporti fossero così tesi.

Che poi finisce che ti tirano in mezzo, cominci a picchiare come un fabbro e alla fine vai a capire chi ha iniziato…

 

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